“Non possiamo togliere tutto il dolore inflitto...non possiamo rimediare in alcun modo,
ma abbiamo il dovere di dire che eravano all’oscuro dei reati commessi da Jade Darden.
Da tempo faceva una vita a sé….lo incontravamo solo per le prove e in occasioni ufficiali”.
Fece una pausa...le parole faticavano ad uscire dalla bocca.
“E’ una tragedia...anche per noi….ci sentiamo in colpa perché forse potevamo fare attenzione a cose piuttosto...strane….
Gli Helter Skelter oggi ufficialmente non esistono più…..10 anni della nostra vita si sono trasformati in polvere….”.
I 4 avevano deciso di annunciare alla trasmissione musicale con maggior ascolto la loro decisione.
Non era stato facile, c’erano stati litigi, dissapori.
“Perchè dovremo scomparire per colpa di quel bastardo figlio di puttana ?”, disse Mik imbestialito.
Si erano ritrovati nella sala di registrazione.
“Non ti sei accorto di cosa è successo da che l’hanno accusato cazzo!
Hanno tolto tutte le nostre canzoni dalla programmazione radiofonica e video…..gli spot hanno disdetto tutti contratti, i tour cancellati….cosa aspetti che qualcuno ci spari per strada?”.
“Ma che cazzo centriamo noi!”, disse Crane.
“Ammazziamolo...ci daranno una medaglia e potremo tenerci il nostro gruppo…”, aggiunse Luke.
Pete quasi sorrise.
“L’idea non è male….”, continuò, “ ma non servirebbe a niente….
Noi rimaniamo il gruppo di Jade Darden”.
“Cazzo!Cazzo!Cazzo!Cazzo!”.
Mik prese il microfono compreso il piedistallo e lo scagliò contro il vetro divisorio della stanza dei mixer.
Una pioggia di schegge esplose.
Ognuno cercò di scostarsi o di farsi scudo con un braccio, ma ne furono comunque investiti.
“Che tu sia maledetto …..spero che l’inferno ti venga a prendere….”.
“Cosa cazzo faremo gente?”, chiese Crane.
“Ci godremo i soldi e poi ci inventeremo qualcosa”, rispose Luke, “Abbiamo tutti bisogno di una vacanza….”.
“Senti Pete….”, la voce di Crane lo raggiunse, “….ma tu davvero non sapevi nulla di tutta quella…..merda?”.
“Con me tirava fuori delle frasi strane….ma sapete com’è...se non ha l’attenzione di tutti su di sé….”, rispose.
“Dicono che sono 4 anni che hanno provato ad incastrarlo….”, era Luke.
“Si l’ho sentito….”, disse Pete, “ma la polizia ha fatto finta di niente….”.
“Per averla fatta franca per così tanto tempo doveva esserci qualcuno che nascondeva la sua merda….”.
“E’ possibile……”.
Pete si coricò sul divanetto su cui vedeva spesso Jade disteso e allungò le gambe incrociando le braccia sotto la testa.
“Nemmeno nei miei incubi peggiori avrei mai immaginato una fine del genere….”.
“Ma secondo voi quando è successo?”, chiese Crane.
“Successo cosa?”, domandò Luke.
“Che gli si è spappolato il cervello….”.
“E’ stata tutta quella merda che ha iniziato a mettersi in corpo…..”, disse Mik.
“Hey, quanta gente conosciete che non si sballa?”, domandò Pete.
Fu silenzio.
“Appunto…..e quanti ne hanno arrestati per quei reati?”.
Silenzio di nuovo.
“Vi siete dati una risposta da soli….
Jade quel buco dentro la testa ce l’ha sempre avuto...e forse non sarebbe mai uscito se non fosse diventato quello che è….
Il delirio di onnipotenza che gli è esploso dentro insieme a quella merda che prendeva ha fatto deflagrare tutto.
Quello non si limitava a dire che era Dio...lo pensava davvero…. E nella sua testa mai nessuno si sarebbe permesso di fermarlo….”.
“Dove lo spediranno secondo te?”, domandò Crane.
“A Plainfiel Park, dove sennò?”.
Mik emise un fischio.
“Lo sapete chi c’è là dentro?
Robert Maudsley, quello che vive dentro una cella di vetro da 40 anni….per aver ucciso e cannibalizzato due pedofili….”.
“Beh io a quel tipo darei una medaglia...anzi due…”.
“Voglio andare al processo….”, disse Pete, “...lo conosco da una vita….”.
“Se entro in quell’aula mi porto dietro una pistola….”, esclamò Mik.
“Lo sai cosa dovrai sentire?”, gli chiese Luke.
“Voglio vederlo in faccia...sentirlo parlare….”.
“Beh auguri…..”.
“Nessuno viene….”.
“Tanto la merda ci arriverà in testa lo stesso ...e mi basta quello che sentirò in giro….”, disse Crane.
“Ok…”.
Per quanto Pete fosse preparato, quello che venne mostrato nell’aula del tribunale lo lasciò sconvolto.
Guardava Jade ascoltare distratto , rispondere annoiato, e vide le due raggazze accanto a lui, imputate di favoreggiamento con ulteriori aggravanti.
Si ricordò di averle viste dietro lo stage, talvolta a casa sua, e a certe feste .
Jade un giorno si accorse di lui, ma sembrò non aver nessuna reazione emotiva nei suoi confronti.
Si guardarono per qualche minuto poi Jade risprofondò nel suo viaggio.
Non era lì, era altrove, a fare altro.
La sentenza venne emessa 6 mesi dopo e Jade fu portato momentaneamente a Rock State, un carcere di media sicurezza, dove le condizioni erano migliori, i galeotti si facevano gli affari loro.
La maggior parte aveva reati di bassa gravità sulle spalle, truffe, sfruttamento della prostituzione, spaccio di droga, e non volevano aggiungere un ergastolo ai 4-5 anni di detenzione che avevano sulle spalle.
Semplicemente giravano al largo di Jade, e si limitavano ai pochi contatti che avvenivano in carcere duranti i pasti, le docce o nella palestra.
Pete un pomeriggio andò a trovarlo.
“Tu sei fuori…”, gli disse Mik, “...solo sapere che esiste mi da la nausea….”.
“Lo farò una volta sola, voglio guardarlo in faccia, solo noi due….”.
Si ritrovarono nel parlatorio.
Nessun vetro solo una serie di tavoli in cui stare l’uno di fronte all’altro.
“Hey Pete…”, disse soltanto.
“Jade…”.
J.D sembrava pronto per salire sul palco: camicia e pantaloni neri, capelli ben sistemati.
“Che mi racconti Pete?”, gli domandò come se fossero accomodati al tavolino di un pub con una birra davanti.
“Credo sia tu a dovermi raccontare qualcosa….”.
“Cosa?”, gli domando mentre si guardava l’unghia del pollice.
“Magari quei 20 terabyte di roba sul tuo pc….i video, i messaggi….”.
“Ah…”, alzò lo sguardo, “….svago...puro svago….”.
“Senti , adesso non c’è nessun pubblico ….ci siamo io e te…..per cui non pigliarmi per il culo...”.
Jade appoggiò i gomiti sul tavolo stendendo leggermente le braccia e incrociando le dita e fissò l’amico negli occhi.
“Lo facevo perché mi piaceva ok?
Ti basta come spiegazione?”.
Pete rimase immobile, come se fosse diventato di sale.
“Jade...30 anni di galera sono pochi per uno come te….”.
L’altro rimase solo infastidito dalla inutile frase.
“E quelle due troie che ti tenevano bordone?”.
Jase sorrise tra sé malignamente.
“Se tu sapessi quante erano….”, si accese una sigaretta, “...ero la loro droga….l’unica luce nella loro vita miserabile….”.
Pete strinse i pugni.
“Ti conosco da un pezzo , siamo rimasti praticamente gomito a gomito negli ultimi 10 anni e ….”.
“Non vi siete accorti di nulla?”, gli chiese.
“Già...non ho mai creduto alle voci che sentivo...nè ho mai dato peso alle tue frasi del cazzo di dubbio gusto….
Eri fatto così...e così ti prendevamo….”.
Jade guardò fuori dalla finestra.
“Perchè non me ne hai mai parlato?
Ti avrei dato una mano….”.
Jade rise.
“Una mano a fare cosa?”, gli domandò.
“A fermare tutto….”.
“Fermare?
Io non ho nessuna intenzione di fermare niente”.
“Cosa….
Tu starai dentro una galera 30 anni….minimo….”.
“Ma poi uscirò Pete….”, si accese una sigaretta, “ Mi arrivano ogni giorno decine di lettere….sono le mie ragazze….”
“Che stai dicendo?”.
“I miei seguaci...mi aiuteranno loro ad uscire prima….”, buttò fuori una boccata di fumo.
“Oh su questo non ci conterei molto Jade….30 anni tondi tondi te li farai tutti….e la parte migliore della storia è che tra non molto andrai a Plainfield Park….
E lo sai cosa pensano là della gente come te?”.
“Con i soldi compri tutto e tutti….”, scrollò la sigaretta nel portacenere.
“Io dico che tu non te li farai tutti i 30 anni, e non perché uscirai prima, ma qualcuno ti libererà da questa faccenda molto prima….e sono pronto a scommetterci tutti i soldi che ho….”.
Jade non disse nulla.
Poi fece il gesto di alzarsi.
“Aspetta un attimo Pete….ho bisogno di un favore….”.
L’altro rimase interdetto.
Non chiese nemmeno di cosa aveva bisogno.
“Contatta Michael Efner, digli che ho bisogno di un po' della sua roba……”., buttò fuori una boccata di fumo, “ho lasciato tutto a casa quando sono venuti a prendermi….”.
L’altro si lasciò scappare una risata.
“378654908, è il suo numero….lui saprà come farmela arrivare…..”.
Si guardarono.
“Vai a fatti fottere Jade….vai all’inferno….”.
“Significa che non mi farai questo favore in nome della nostra veccia amicizia?”.
“L’unico favore che potrei farti e tagliarti la gola……”.
Si alzò e se ne andò.
Fu la frase che gli venne in mente quando gli annunciarono che Jade era stato ammazzato.
Forse l’avevano sentito…..
6 anni prima, Jade di punto in bianco aveva deciso che voleva un camerino tutto per sé.
Jade Darden non divide lo spogliatoio con gli altri.
Ne deve avere uno tutto suo.
Dove poter fare i propri comodi.
I propri comodi avevano un range d’età dai 14 ai 16 anni.
Pete ci vedeva un via vai senza tregua.
Ogni tanto qualcuno usciva in lacrime.
Ma Jade aveva una risposta per ogni cosa.
Si sa come sono le ragazzine.
Isteriche, volubili, imprevedibili.
Magari gli dici di no e loro ne fanno una tragedia.
Alcune uscivano barcollando, con lo sguardo perso nel vuoto.
Ora sapevano che succedeva là dentro.
J.P.Mosley (Jean Paul Mosley) dei 60 Feet Under, un giorno assistette a una scena simile.
Erano diventati amici da quando avevano iniziato facendo da loro supporter durante i tour.
Jade lo detestava e J.P a sua volta provava solo fastidio nel vederlo.
Un giorno disse:
“Quel tizio ha qualcosa di veramente bacato dentro quella testa….”, indicandolo.
Pete sorrise.
“Ok non vi andate a genio, ma non ti sembra di esagerare?”.
“Te ne accorgerai….”, accese una sigaretta, “...purtroppo ho già avuto a che fare con gente come lui parecchi anni fa….”.
Non capiva.
“Sono affascinanti, ti si avvicinano ….strisciando , ti fanno sentire importante….protetto ...e poi quando meno te lo aspetti ti saltano alla gola per farti a pezzi…”.
Al tempo Pete era totalmente all’oscuro che J.P a 12 anni era stato pesantemente molestato da un ragazzo di qualche anno più vecchio di lui.
“Quel suo sorriso è fasullo quanto una moneta da 3 dollari…”, disse indicandolo con la testa mentre Jade veniva verso di loro.
“Hey J.P come va?”, gli domandò.
“Siamo qua….”, rispose soltanto.
“Ti è piaciuta la nostra esibizione?”, anche lui accese una sigaretta.
“I musicisti sono notevoli…..”.
Pete guardò Jade.
Sembrava l’avesse punto una vespa.
“Tu ...non sei male….”, concluse.
“Davvero?
Dalla folla che c’era e da quella che ci aspetta fuori direi che sono molto di più….”.
“Tutte quelle ragazzotte che urlano e si agitano vanno dove c’è più luce...e quando tu ti spegnerai, loro seguiranno qualcun’altro….”.
“Jade Durden non si spegne...brilla di luce propria…”.
“La tua luce è calda quando quella di un neon dentro un cesso….”, gli buttò il fumo in faccia, “puoi pigliare per il culo gli altri….ma non me Sig.Jade Darden….Mister Mirrorboy...è così che ti chiamano no?”.
Buttò a terra il mozzicone e lo schiacciò.
“Ma non me….per me sei trasparente...e tutta la merda che cerchi di nascondere sotto il tappeto prima o poi la troveranno ….e ti faranno a pezzi….
Ciao Pete”, e se ne andò.
“Stronzo…”, esclamò Jade,, “gli rode che non è più il numero uno….”.
Pete lo guardò e per la prima volta vide quel lampo di malignità negli occhi.
Prima di morire J.P Mosley andò a trovare Jade nel carcere di Plainfield Park.
Si sedette sulla sedia di legno del parlatorio e abbassandosi appoggiò le braccia sui braccioli.
Sentì una porta aprirsi, e lo vide entrare.
Sembrava più vecchio dei suoi 32 anni.
Quando lo vide Jade si fermò un attimo poi arrivò alla sua sedia e si accomodò.
Appoggiò le braccia sul tavolo fra loro.
“Che cazzo sei venuto a fare J.P?”
“A vedere la stella che brillava di luce propria precipitare nella polvere…”, sorrise compiaciuto, abbassandosi gli occhiali da sole con un dito “...mi correggo ….nella merda….”.
“Mi hai sempre detestato vero?”, gli chiese aspirando dalla sigaretta.
“No precisiamo io non ti detestavo...mi facevi semplicemente schifo...anche se ancora non sapevo a quale livello di demenza eri arrivato…”.
“Cosa vuoi?”.
“Guardarti...perchè non avrò mai alcuna risposta….”.
“Ok goditi lo spettacolo …”.
“Vederti qui dentro è un orgasmo….”, non sorrideva più, “Vuoi sapere cosa si prova ad essere dall’altra parte?”.
“Quale parte?”, chiese Jade annoiato.
“Quella opposta alla tua…..quelli a cui voi rovinate la vita per sempre...”.
Jade lo guardava.
“Passiamo la vita a chiederci perché è capitato proprio a noi….e per quanto ci dicano che non abbiamo alcuna colpa….ormai il buco è fatto...e niente e nessuno riuscirà a farci ritornare come eravamo prima…..”.
Rimase a fissare un punto oltre Jade.
“Per quanto tu possa immergerti nell’acqua, lo sporco che senti addosso è come un tatuaggio indelebile…..anche il tocco di qualcuno che tu ami alla follia ti fa gelare il sangue….e in ogni notte la vostra faccia sta dietro l’angolo di un sogno…
Per cui cerchiamo di dormire il meno possibile….
E così di riflesso rendiamo la vita un inferno di quelli che ci stanno vicino…..”.
Si guardarono in silenzio per un paio di minuti.
“La vista di ogni bambino è come se qualcuno ci aprisse la carne con un coltello….perchè ognuno di loro eravamo noi….
Siete un cancro su questo pianeta….una malattia che ti mangia un po' alla volta…”.
Jade fece per alzarsi.
“Posa il tuo culo su quella sedia perché adesso viene il meglio”, e si protese in avanti.
“Farò qualsiasi cosa mi sia possibile per non farti mai più uscire da qui...fosse l’ultima cosa che faccio….perchè tu non venga mai spostato altrove...nemmeno in una sezione meno pericolosa qua dentro...
Voglio vederti marcire sino alla fine dei tuoi giorni dentro questo inferno….
Lo devi a tutte le tue vittime e a quelli come me……”.
“Hai finito?”, gli disse Jade.
“Conosco un tipo qua dentro…..Jessie Connelly…..”.
L’altro lo guardò.
“Siamo cresciuti nello stesso quartiere...poi abbiamo preso due strade diverse….”.
Fece volontariamente una pausa.
“Un giorno accendo la tv e sento questa notizia….Jessie Connelly di Plockton , anni 25 è stato arrestato questa mattina.
E’ stato accusato dell’omicidio di 3 persone…..
E tu lo sai vero come le ha ammazzate?”.
Jade rimase in silenzio.
“Ad uno a aperto la testa con una mazza...il secondo l’ha sventrato dalla gola ai coglioni….al terzo è andata meglio gli ha infilato una garrotta attorno al collo...e ci ha messo 5 minuti buoni a farlo morire….
Non erano nemmeno tipi come te…..però non erano brave persone….”.
J.P lo scrutò.
“Ti fai ancora di quella merda vero?
Lo conosco quello sguardo ...è stato anche il mio...grazie a quelli come te….”, accese una sigaretta,
“Mi dicono che ci sono parecchie troie che fanno la fila per vederti e che ti scrivono….”, si sistemò sulla sedia, improvvisamente sembrava molto scomoda, “..cristo santo ….è disgustoso….”.
“Parli dei miei seguaci?”.
“I tuoi...seguaci….
Adesso chiamano così i dementi….
Sei patetico…...sei nella merda sino al collo e ancora non la pianti di fare la tua parte….”, scrollò la cenere in un bicchiere di plastica pieno a metà di acqua, “...posso chiederti quando è iniziata la faccenda?
Cosa cazzo è esploso dentro quella testa?”.
Jade non rispose.
Non rispondeva mai a quella domanda.
Non doveva spiegazioni a nessuno.
“Io sono certo che tu sei davvero convinto di tutte le stronzate che hai sempre detto….il problema è che tutti hanno fatto finta di considerarti mezzo scemo ...ed era molto più comodo per tutti...soprattutto per chi ci faceva i soldi…
Non penso che il resto del gruppo ne sapesse qualcosa…..Pete mi riportò alcune tue frasi, e mi si accese un faro dentro la testa….ne parlai a qualcuno, ma pareva che a nessuno interessasse delle tue strane abitudini….l’unico che mi ha ascoltò, ma già gli stavi sul cazzo, era Jack Kargan….”.
“Sei stato tu a farci buttare fuori dalla Columbia Record….”.
“Non ne vedeva l’ora….non tanto per gli altri….ma tu gli eri indigesto quanto una palla da tennis in gola…
E’ stato lui a parlare di certi sospetti alla polizia...e finalmente qualcuno ha mosso il culo….su tutte le segnalazioni fatte prima ci si faceva delle risate…..
Quanto cazzo di soldi gli hai infilato su per il culo agli sbirri perché facessero finta di non vedere?”.
Ci fu un attimo di silenzio.
“Un milione...in tutto…”, rispose finalmente Jade.
L’altro deglutì.
“Un...milione di sterline?”.
“Già…”, sorrise , “...ma ne è valsa la pena….”.
J.P all’improvviso gli afferrò il polso e lo tenne saldamente poi gli spense sulla mano il mozzicone di sigaretta.
Jade gridò.
Strattonò e si afferrò la mano con l’altra.
“Figlio di puttana!”.
“Prendilo come un ricordo….penserai a me ogni volta che vedrai la cicatrice….”.
Fece un segno alla guardia che venne per accompagnarlo fuori.
“Ah salutami Jessie Connelly quando lo vedi….”, e sorrise.
J.P una settimana dopo morì in un incidente d’auto, e non ebbe il piacere di sapere che Jade era stato ammazzato.
Jade ebbe il dispiacere di incontrare Jessie Connelly un mese dopo.
Erano le 9:00 di mattina.
Le porte delle celle a quell’ora si aprivano per la consueta routine .
Jade stava uscendo , quando da dietro il muro spuntò un tipo che gli diede una leggera spinta per ributtarlo dentro.
“Ciao Jade...sono Jessie….Connelly”, e gli sorrise, “..qualcuno mi ha detto che avresti gradito una mia visita...”
Jade rimase immobile.
Dietro Jessie arrivò un’altro tizio, un giamaicano di 28 anni.
“Questo è Lloyd, ed era un tuo accanito fan 10 anni fa…..”.
Si avvicinò a Jade che era appoggiato al muro.
“E’ rimasto tanto deluso da quello che hai fatto….ti considerava un tipo in gamba….”.
“Che cosa vuoi Jessie?”, gli chiese Jade cercando di apparire sicuro.
“Farti compagnia…”, lo stesso sorriso di prima gli rimase sulla faccia.
Jade sentì il CLANG della cella che si chiudeva.
Lloyd aveva infilato qualcosa dentro la serratura perché nessuno fuori potesse aprirla...almeno per un po'.
Jessie lo prese per un braccio e lo fece sedere di peso sopra la sedia accanto.
“Quanto scuci a Craig”, intendeva Craig “Legs”Desmond, “per tenerti quella pellaccia attaccata alle ossa?”.
“5000….”, rispose Jade.
“Beh non se li sta guadagnando bene dal momento che noi due siamo rinchiusi qui dentro con te….”.
“Te ne do 10000 se te vai subito….”.
Jessie guardò Lloyd e si mise a ridere.
“Ho 3 ergastoli sulla testa ...che cazzo me ne faccio dei soldi?”.
“E lui?”, disse indicando l’altro.
“Te lo detto ci è rimasto male quando ha saputo delle brutte cose che hai fatto….vero Lloyd?”.
“Già….me la sono legata al dito…..Non ci si comporta così…..”.
Ci vollero 2 ore per riuscire a tirarlo fuori
E non ne uscì molto bene.
Due costole e uno zigomo rotti e una profonda ferita sul braccio sinistro.
Oltre ad altro.
A quanto pare tutti lì sapevano cosa sarebbe successo perché quando si capì che stava accadendo qualcosa, videro di mettersi di mezzo per ritardare l’arrivo delle guardie.
Ci volle tempo in negoziazioni perché i cani mollassero l’osso di cui tanto gli piaceva il sapore.
“Credi ti passerà la voglia di voler fare il furbo?”, gli disse Jessie allungandogli un pugno nello stomaco che lo fece cadere in ginocchio, “ la superstar continuava a mandare messaggi alle sue troie….e noi qui a poter usare un cellulare una volta alla settimana con il pubblico pagante davanti a noi…”.
“Non ha ancora capito dove è finito Jessie….”, disse Lloyd.
“A quanto pare no...pensa davvero che i soldi possano comprare tutto...ma noi siamo qui per aiutarlo a capire…..”.
Lo spinse a terra e li rifilò un calcio.
“E soprattutto capirà molto bene cosa si prova ad essere dall’altra parte…...mister Jade Darden….”.
“Lo sai qual’è il problema maggiore di questo posto Jade?, gli chiese il giamaicano.
“Le donne?”, rispose Jessie.
“Esatto amico….le donne….sono 4 anni che non ne vedo una in carne ed ossa….”.
“Qua dentro persino una di 80 anni non è al sicuro …..”.
“Ma noi ci accontentiamo vero Jessie?”.
“Oh si...sai in mancanza di altro….”, e accennò un sorriso a Jade che lo guardava.
Fuori le guardie gridavano qualcosa.
“Nessuno uscirà di qui sino a quando non avremo finito cazzo!”, gli urlò contro.
“Aprì subito Connelly!”, sentì dire.
“Non ci penso nemmeno…..potete sempre darmi qualche anno in più di galera!” e scoppiò a ridere.
Lo stesso fece Lloyd.
“La voglia di scopare mi esce dagli occhi e il signorino qui presente va benissimo….”.
“Connelly!”, urlò uno dei secondini.
Jessie si voltò a guardarlo e fece due passi verso di lui rimanendone comunque a distanza.
“Si può sapere che cazzo vuoi Jimmy?”.
“Voglio che ti fermi ...e non prenderemo nessun provvedimento….”.
“Tu lo sai cosa ha fatto questo bastardo?”, gli disse, mentre chinato su Jade lo sollevava tenendolo per il maglione.
“Lo so ...e da qui non uscirà più...e lo sai come ci vive qua dentro….”.
“Oggi starà ancora peggio te lo assicuro…”.
Lo sollevò e lo buttò sul letto.
Poi tutto avvenne sotto gli occhi della guardia, che non disse più nulla e le grida di Jade.
Jessie si rialzò.
“Ok Lloyd tocca a te…..”.
10 minuti dopo si sentì la voce di Jessie:
“Ora puoi aprire….”
Questi tolse l’oggetto che ne impediva lo scorrimento e ritornò a funzionare come prima.
“Ora puoi venirci a prendere Jimmy…..”.
Entrarono e li amanettarono.
“Io e Lloyd ti abbiamo battezzato Jade….ora lascio il piacere anche ad altri….”, e gli mandò un bacio con le labbra sorridendo.
I giorni passavano...i mesi...gli anni….
In mezzo a qualche sprazzo di arroganza , ora a fare da padrone, la paura e la depressione nella miserabile vita di Jade.
Anche fisicamente era cambiato.
La droga aveva continuato a consumarne il fisico, il viso e persino i denti.
Era solo l’ombra di quell’affascinante ragazzo che aveva ammaliato milioni di fans….e intossicati troppi.
A parte le ragazze più fanatiche , solo sua madre veniva ancora a trovarlo.
Più per dovere che altro.
E’ diventava sempre più difficile vederlo consumarsi settimana dopo settimana.
Là dentro non gli avevano risparmiato niente….esattamente come lui non aveva avuto pietà di nessuna delle sue vittime.
Ogni tanto, qualche nostalgico provava ancora a difenderlo, a sostenere che dentro quel corpo devastato doveva pur esserci stato, una volta, un ragazzo come tanti.
Ma bastava pronunciare quel nome — Jade Durden — per vedere gli sguardi indurirsi, le conversazioni spegnersi, la vergogna riemergere come fumo tossico dal fondo di una miniera abbandonata.
Nel carcere, il passare dei giorni era diventato una punizione più severa di qualsiasi sentenza. Jade viveva sospeso tra momenti di lucidità e vaneggiamenti silenziosi.
A volte fissava il muro, come se aspettasse che gli restituisse un volto, una voce, un ricordo pulito. Ma il muro restava muto, e lui, in quella solitudine corrosiva, sembrava rimpicciolire un po’ di più.
ciò che rimaneva di Jade era un insieme di tic nervosi, silenzi interminabili e sguardi persi nel vuoto.
A volte sembrava ricordare chi era stato, altre volte sembrava non sapere più nemmeno il proprio nome.
Nessuno poteva dire se ci fosse pentimento in quei giorni lenti e marci: forse sì, forse no. Forse era semplicemente troppo tardi per qualunque emozione reale.
Un carcerato una volta lo definì “un guscio”, e aveva ragione.
Non c’era più traccia del ragazzo che aveva fatto innamorare milioni di persone.
C’era solo un corpo consumato, un volto deformato dall’abuso, e un’ombra che continuava a respirare per abitudine, non per volontà.
Eppure, in rari istanti, un lampo ,quasi impercettibile,attraversava i suoi occhi.
Un lampo che diceva che da qualche parte, molto in profondità, Jade ricordava.
Ricordava cosa aveva perso.
Ricordava cosa era diventato.
E forse, in quei brevissimi momenti, provava davvero paura.
Non del carcere, non della morte: di sé stesso.
Ed è proprio questo che rendeva la sua storia ancora più tragica.
Non il male che aveva fatto.
Ma il fatto che, sotto tutto quello strato di orrore, c’era stato un ragazzo brillante, carismatico, fragile…
Negli ultimi giorni della sua vita, Jade era diventato un fantasma che respirava.
Non parlava quasi più.
Non suonava più.
Non chiedeva più nulla.
Passava le ore nella sua cella con lo sguardo perso, come se osservasse un punto che gli altri non potevano vedere.
I medici dicevano che stava “declinando mentalmente”, ma in realtà era qualcosa di molto più profondo: Jade stava scomparendo da dentro, un pezzo alla volta.
C’erano giorni in cui sembrava voler confessare qualcosa, ma ogni parola si spegneva sulle labbra, come se fosse troppo tardi per qualsiasi verità.
Altri giorni restava immobile a fissare il pavimento, le mani tremanti, gli occhi opachi.
Ma la verità è che nessuno lo aveva mai capito davvero, né in vita né in morte.
Era stato idolo, mostro, vittima e carnefice.
E ora era solo un nome sussurrato con disgusto o con tristezza, a seconda di chi lo ricordava.
La morte di Jade aveva lasciato domande, indagini interne, sospetti.
Ma nessuno, alla fine, aveva voluto scavare troppo in profondità.
Perché certe storie è meglio se finiscono in fretta, senza clamore.
Perché a volte la società preferisce una verità semplice a una giusta.
Qualcuno diceva che gli uomini come Jade nascono già guasti.
Altri sostenevano che è il mondo a incrinarli, a plasmarli fino a renderli irriconoscibili.
La verità, probabilmente, stava nel mezzo, in quel territorio grigio dove nessuno vuole guardare.
E così, fuori da quelle mura, la gente continuava a vivere, a dimenticare, a riempire i silenzi con nuove tragedie da commentare e nuovi idoli da bruciare.
Perché nulla dura davvero, né la gloria né l’orrore.
E, alla fine, tutto ciò che resta è l’ombra di ciò che sarebbe potuto essere, e che non sarà mai più.
Gli Helter Skelter non parlarono mai davvero di lui, dopo.
Né in pubblico né tra loro.
Ognuno portò con sé un pezzo del suo crollo, come una cicatrice invisibile.
La verità era semplice, eppure nessuno osava dirla:
la band non era stata l’origine della caduta di Jade.
Ma ne era stata spettatrice, complice, e infine vittima.
E quel senso di impotenza li avrebbe accompagnati per il resto della vita.
Nessuno saprà mai se una sola volta ha ripensato a ciò che ha fatto e pentendosene ha iniziato ad avere orrore di sé stesso.
Probabilmente mai...e nemmeno le persone più vicine a lui hanno mai capito cosa ha trasformato un ragazzo carismatico con numerosi talenti cha ha assaggiato la fama , in un essere mostruoso totalmente privo di empatia.
Ma forse questo non interessa più a nessuno , a parte gli psichiatri.
Si fanno congetture, analisi, comparazioni, ma nessuno ha una risposta convincente.
Nessuno potrà dire con certezza cosa è stato a spezzare l’asse di una vita normale per trasformare un individuo in una macchina distruttiva.
La maggior parte di chi ascoltava gli Helter Skelter li ha cancellati , chi non li conosceva ma ha avuto modo di sapere chi fosse dopo la notizia della sua morte , prova solo disgusto, rabbia, per ciò che ha fatto.
Il destino ha voluto che due persone così diverse come Jacky Thompson e Jade Durden, non si incontrassero nelle aule di una scuola o ad un concerto, ma in un carcere di massima sicurezza e uno è diventato il carneficie dell’altro.
In mezzo, tra la fama e la morte , i soldi, l’adorazione, scelte nefaste e la caduta nell’abisso.
La storia finisce dov’è iniziata.
In una cella, un uomo a terra con la gola tagliata.
Arriva un medico , ma è troppo tardi.
Probabilmente nessuno aveva voglia di averlo tra i piedi.
Guardie….galeotti...
Dopo Jade la vita torna quella di sempre, la routine della mattinata, il lavoro, l’ora d’aria...e le risse.
Rimane una storia assurda che lo risulta ancora di più nel vedere video, interviste in cui tutto si potrebbe pensare , tranne a cosa si nasconda dietro...quello specchio.
Mirrorboy ha ingannato tutti...o quasi.
Alcuni hanno avuto un brivido lungo la schiena , nell’osservare i suoi occhi, le sue movenze, ascoltare le sue mezze frasi, le sue battute di dubbio gusto.
Ma come al solito Cassandra non viene mai ascoltata, al massimo derisa…..
Come tutte le storie, il suo motivo di esistere sta nella cosidetta morale.
La fama non salva, non perdona, non santifica…..se sei una persona malvagia.
Esiste qualcosa che si chiama giustizia, che va oltre le aule dei tribunali ed è…..giusta.
Non importa se a compierla è un assassino o un santo, quando avviene il mondo si sente più sollevato e tira un sospiro di sollievo.
Il male è stato sconfitto, finalmente.
E’ una risata liberatoria e di compiacimento si alza dalla folla.
Il male non ha fascino….fa paura...perchè ci tocca tutti e si nasconde dietro il viso più affascinante, il gesto più stupido, il sorriso più accattivante, e arriva senza farsi annunciare come un temporale estivo.
Quando pensiamo di essere nel buio più profondo ..all’improvviso vediamo una mano avvicinarsi a noi….e la speranza ritorna…
La speranza sono quelle persone che per quanto osteggiate, minacciate, non si arrendono mai e continuano a gridare qual’è la verità ,sino a che qualcuno non le ascolterà.
In questa storia hanno denunciato….non sono state credute, ma niente le ha fermate.
L’amour, la morgue (2) testo di Leyla Khaled